Le cose che mi sono venute in mente, di getto, guardando le fotografie di Paolo sono le formazioni stellari, la sintesi degli elementi, la materia oscura e … Leopardi. La galassia nella quale viviamo è una galassia a spirale, probabilmente barrata e che ospita al suo centro un buco nero supermassiccio. Nell’universo osservabile sono presenti probabilmente 100 miliardi di galassie. Solo la nostra galassia contiene un numero di stelle tra 100 e 300 miliardi. Le stelle si formando per il collasso gravitazione di una nube molecolare. E dove nascono le stelle si formano anche i sistemi planetari che possono ospitare la vita (almeno come noi la conosciamo). Possiamo quindi affermare che noi siamo, in una qualche maniera, figli delle stelle. Le galassie che noi vediamo sono solo una piccola frazione; la grande maggioranza di ciò che esiste è a noi del tutto oscuro. Questa vicinanza (estrema) tra l’astrofisica e la vita è magnificamente colta da Giacomo Leopardi, che giovanissimo scrisse una prodigiosa “Storia dell’astronomia” e in seguito "L'infinito". Così, mi dispongo di fronte a queste fotografie e mi sembra di ascoltare i versi del poeta:


«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.»

 

Pino Malaguti