Rosa di Paolo Farina

L'indugio della rosa a divenire come di norma si rappresenta, ci incuriosisce. Forse, ha indugiato a soddisfare una convenuta obbligazione e ora è incorsa nella pena stabilita nell'ipotetico contratto: lasciare il prato, come uno sfratto. Così il prato non è più un luogo in cui metter radici, si muove come il vento e vola. S'accorge, la rosa, che ancor di più la soddisfa quel suo movimento e quella sua esperienza, e trova piacere. Allora, più non accetta la pena, perché trova dimora, nella combinazione con la scena.

Paolo Farina

 

La dimora della rosa
anno 2009 - fotografia

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Non più imperi, non più colonizzazioni, non più ideologie che ci impediscano di ascoltare altre culture, arti, civiltà. Anche il nostro è un'altro paese, dove viviamo per imparare, per capire e cogliere opportunità. L'integrazione esclude che le cose siano bianche o nere, l'integrazione ammette lo sfumato, come già si era accorto Leonardo da Vinci nel suo "Trattato della pittura". Dove prevale un dissimulato razzismo si getta via una occasione di educazione. Integrare l'essenziale delle altre culture è come avere una carta in più da giocare, è divenire interlocutori. Arte e cultura dell'accoglienza, della narrazione, della fiaba, della saga. Questa potrebbe essere la lezione del mediterraneo.

Paolo Farina

 

La lezione del mediterraneo
anno 2010 - fotografia

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